"Non sono tanto le tragedie a definire le nostre esistenze, quanto le scelte che facciamo per affrontarle"

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20 Feb 2020

La scelta dei dispositivi per accesso venoso

La scelta del corretto dispositivo per accesso venoso, periferico o centrale, è fondamentale per ridurre i rischi e garantire la sicurezza del paziente.

Le linee guida INS 2016 dedicano, infatti, un capitolo specifico proprio su questa tematica.

Prendendo come riferimento la traduzione fornita dal GAVeCeLT, vediamo alcune delle principali indicazioni da considerare.

Scelta dei dispositivi per accesso venoso: norme generali

Innanzitutto, la scelta del tipo di dispositivo (periferico o centrale) deve basarsi sulle necessità del paziente e su fattori quali:

  • piano terapeutico;
  • farmaci prescritti;
  • durata prevista;
  • caratteristiche delle vene del paziente;
  • età e comorbilità del paziente;
  • anamnesi di pregresse terapie infusionali;
  • eventuali preferenze per il tipo o sede del dispositivo;
  • capacità e risorse disponibili per il suo mantenimento.

La scelta deve, quindi, coinvolgere non solo tutti i professionisti dell'equipe, ma anche il paziente e i suoi caregiver, tenendo sempre presente l'importanza di preservare il patrimonio venoso periferico del paziente e di scegliere dispositivi dotati di meccanismi di sicurezza.

Inoltre, compatibilmente con la terapia, è fondamentale scegliere il catetere venoso con il diametro esterno più piccolo possibile, con il minor numero di lumi e con la minima invasività.

Dispositivi per accesso venoso: cateteri periferici corti

La scelta di un ago-cannula, secondo le linee guida INS 2016, deve considerare i seguenti fattori:

  • caratteristiche della soluzione infusionale (che non deve essere né irritante, né vescicante e l’osmolarità), durata prevista della terapia infusionale (minore di 6 giorni) e disponibilità di vene periferiche superficiali;
  • nei pazienti con accesso venoso difficile, adozione di tecniche di visualizzazione (ad esempio nIR, ecografia) per aumentare le possibilità di successo;
  • non utilizzo di cateteri periferici per terapie vescicanti continue, per nutrizione parenterale o per terapie infusionali con una osmolarità superiore a 900 mOsm/L.

In generale, tenendo conto della terapia prescritta e delle esigenze infusionali del paziente, andrà sempre scelto l'ago-cannula con il diametro più piccolo possibile: per la maggior parte delle terapie andrà bene un diametro compreso tra il 20G e il 24G, mentre per neonati, pazienti pediatrici e anziani andranno prese in considerazione ago-cannule da 22G-24G, per ridurre il trauma da inserzione.

I cateteri Delta Med sono disponibili anche nella misura del 26G: per approfondire clicca qui

Cateteri Midline

Gli elementi da considerare, nella scelta dei cateteri Midline, sono invece 5. In questo caso, le indicazioni INS 2016 sono:

  • considerare le caratteristiche della terapia infusionale e la durata prevista del trattamento (tipicamente, tra 1 e 4 settimane);
  • usare un catetere midline per farmaci e soluzioni di vario tipo - antibiotici, fluido-terapie ed analgesici – con caratteristiche tali da essere ben tollerati dalle vene periferiche;
  • non usare cateteri midline per terapie continue con farmaci vescicanti, per nutrizione parenterale o per soluzioni con osmolarità superiore a 900 mOsm/L;
  • usare la massima cautela quando si utilizzano midline per la somministrazione intermittente di farmaci vescicanti, considerato il rischio di non diagnosticare tempestivamente uno stravaso;
  • evitare di utilizzare il midline nei pazienti ad alto rischio di trombosi, con ipercoagulabilità ematica, diminuzione del flusso venoso alle estremità o insufficienza renale cronica tale da raccomandare una conservazione delle vene periferiche del braccio.

Scelta dei dispositivi: i Cateteri Venosi Centrali

Nel paragrafo dedicato ai CVC, il primo punto consiglia di utilizzare questi dispositivi per somministrare qualsiasi tipo di terapia infusionale.

Per evitare posizionamenti non necessari, tuttavia, andrà predisposta una lista di indicazioni all'accesso venoso centrale basata sulle evidenze.

Altre raccomandazioni più specifiche vengono fornite per:

  • PICC: da utilizzare con cautela nei pazienti oncologici o in terapia intensiva, per il potenziale rischio trombotico; per ridurre il rischio trombosi, misurare il diametro della vena per via ecografica prima dell'inserzione del PICC e scegliere cateteri con rapporto catetere/vena del 45% o meno; non usarli come strategia di prevenzione delle infezioni;
  • port: da utilizzare preferibilmente nei pazienti con previsione di terapia infusionale intermittente a lungo termine (terapie antineoplastiche);
  • cateteri venosi centrali cuffiati e tunnellizzati: da utilizzare in pazienti con necessità di terapia infusionale a lungo termine, intermittente o continua (terapia antineoplastica, nutrizione parenterale).

I cateteri arteriosi

Nelle linee guida INS 2016, le indicazioni che riguardano la scelta di cateteri arteriosi sono principalmente due:

  • i cateteri arteriosi periferici e i cateteri in arteria polmonare (tipo Swan-Ganz) vanno utilizzati solo per l’uso a breve termine per monitoraggio emodinamico, prelievo ematico ed emogasanalisi nei pazienti in terapia intensiva;
  • il calibro consigliato per i cateteri arteriosi periferici radiali è 20G.

Per consultare il testo completo della Sezione 5 delle linee guida INS 2016 (Scelta e posizionamento dei dispositivi per accesso venoso), vai a pagina 12 del documento che trovi qui.

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